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Passeggiando in bicicletta
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Ultimo aggiornamento Domenica 19 Maggio 2013 11:17
 
Passeggiando in bicicletta

“Passeggiare in bicicletta†con tempi e ritmi tranquilli, significa cercare (e molto spesso trovare) una dimensione più vera, più vicina alla natura.

Significa sentire l’aria che ti accarezza il viso, sentire gli odori (ed i profumi), ascoltare i suoni, le voci, i rumori: guardare da vicino i luoghi, le cose, la gente.

Significa tagliar fuori la frenesia, godere di ogni metro, di ogni angolo, scoprendo molto spesso particolari che altrimenti sarebbero sfuggiti ai nostri occhi ormai così poco abituati a “guardare†il mondo come merita.

Molto spesso, soprattutto all’inizio, tutto questo suscita stupore, meraviglia, incredulità.

E tutto questo non fa che accrescere il desiderio di un nuovo percorso, di un nuovo viaggio, di nuove emozioni.

“Passeggiare in bicicletta†è ritrovarsi uno accanto all’altro a chiacchierare, ridere e scherzare come ormai non siamo più abituati a fare, è condividere con le persone con cui stai bene sensazioni uniche.

E’ ritrovare gli altri ma soprattutto sé stessi, capaci di andare con le proprie gambe sempre verso nuove mete, di raggiungere sempre nuovi traguardi.

E’ recuperare quel bisogno di scoperta, di avventura che l’uomo ha sempre avuto per far riemergere quella parte di noi ormai sepolta dalle abitudini, dalle convenzioni; è ritrovare il nomade che siamo e che siamo sempre stati per essere ancora un esploratore, uno scopritore, per essere ancora LIBERI.

 

 
Dal ciclismo alla bicicletta

Parlare di bicicletta non è semplice e per questo motivo cercherò di affidarmi alle parole di coloro che hanno già scritto in maniera esemplare molte delle cose che provo e penso.
Perchè allora scrivere? Perchè come dice Claude Marthaler "L'inchiostro è l'ancora delle parole e trasmette i dislivelli del cuore".1
Scrivere quindi, in questo caso, è parlare dei propri dislivelli del cuore, è condividere la propria passione, le proprie conoscenze e le proprie sensazioni che derivano da questa metafora dove la bicicletta è come la vita: siamo in un continuo equilibrio sui copertoni e non sappiamo mai quando un colpo di manubrio o un automobilista pazzo ci rovesceranno il mondo2.
Chi vi scrive va in bicicletta da molti anni ma solo da poco ha trovato una dimensione che spiega il titolo di queste pagine, una dimensione nuova completamente diversa da quella in cui ha vissuto con la sua bicicletta per più di trent'anni, molto più piacevole, molto più naturale, con una bicicletta che costa un quarto di quella che usava prima. Sicuramente ha influito l'avanzare dell'età e tutto quello che ne consegue ma poco importa, per spiegarsi meglio vi propone queste righe tratte da un libro di Delerm Philippe 3"

 

“È il contrario del ciclismo, la bicicletta.
Una sagoma profilata in viola fluorescente fa una discesa a settanta all’ora: è ciclismo.
Due liceali affiancate attraversano un ponte a Bruges: è bicicletta.
Il divario può diminuire.
Michel Audiard in knickerbocher e calzettoni si ferma a bere un bianchino al banco di un bar: è ciclismo.
Un adolescente in jeans scende di sella con un libro in mano e beve una menta a un tavolino: è bicicletta.
Si è dell’uno o dell’altro campo. C’è una frontiera. I lenti stradisti possono esibire quanto vogliono un manubrio ricurvo: è bicicletta.
Gli sportivi possono forbire quanto vogliono i parafanghi: è ciclismo.
Meglio non fingere e ammettere la propria razza.
Ci portiamo dentro la perfezione nera di una bicicletta olandese, con una sciarpa al vento sulla spalla. Oppure sognamo una bicicletta da corsa leggerissima, con la catena che fruscia come un volo d’ape.
Chi va in bici è un potenziale pedone che va a zonzo nelle viuzze, che legge il giornale su una panchina.
Chi fa ciclismo non si ferma: fasciato fino alle ginocchia in una tuta neospaziale, potrebbe camminare solo con i piedi a papera e non lo fa.
Lentezza o velocità? Può darsi. Ci sono però macina chilometri in bicicletta molto efficienti e anziani ciclisti molto tranquilli.
Allora pesantezza o leggerezza? Non basta. Sogno di spiccare il volo da una parte, dall’altra familiarità marcata con il suolo. E poi… Opposizione di tutto. Colori. Per il ciclista arancio metallizzato, verde mela Granny Smith, per chi va in bicicletta marrone scuro, bianco sporco, rosso opaco. Materiali e forme anche. Agli uni l’ampiezza, la lana, il velluto, le gonne scozzesi? Agli altri l’aderenza in ogni tipo di tessuto sintetico.
Si nasce bicicletta o ciclismo. Ma i ciclisti debbono rinunciare a quella parte di se stessi per amare – perché ci si innamora solo in bicicletta.â€3

So che c’è il rischio che queste pagine possano sembrare un carniere dove attaccare i kilometri o elencare i paesi come farebbe un collezionista; in realtà l'obiettivo, molto presuntuoso, è quello di dare informazioni agli amanti delle escursioni in bicicletta che non le avessero ancora trovate, indicazioni per staccarsi il più possibile dalle strade e dai motori puzzolenti, in molti casi senza doversi spostare troppo dalla città. 
Il pedalare "è l'arte dell'anti-motore"4 e per questo l'obiettivo mio e di chi pedala con me, e che conseguentemente mi vuole bene (pedalereste ore e ore assieme a qualcuno che vi sta sul ....?), è quello di riportarci, con il nostro cavallo a due ruote, in uno spazio sensuale e non strumentalizzato dove ritrovare dei "punti comuni a tutti i viaggiatori: l'avventura e la ribellione"5.

 

 

1-2-4-5 Lo zen e l'arte di andare in bicicletta di Claude Marthaler - ediciclo editore anno 2010
2 da La prima sorsata di birra e altri piccoli piaceri della vita di Delerm Philippe, Sperling & Kupfer, 2008

 

 

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